BIG THREE
I tre "grandi" virus della stagione fredda.
I cosiddetti “Big Three” (i “Tre Grandi”) sono i tre virus respiratori che destano maggiore preoccupazione per la loro diffusione stagionale e il potenziale impatto sulla salute pubblica, spesso causando una “triplice epidemia” (o “triplendemia”) nei mesi freddi. Questi sono:
Influenza (causata dai virus influenzali di tipo A e B).
COVID-19 (causato dal virus SARS-CoV2).
Virus Respiratorio Sinciziale (VRS o RSV).
Questi virus hanno somiglianze, tra cui quella di manifestazione clinica e queste somiglianze hanno fatto sì come tutti i sintomi legati a questi virus siano catalogati come “Influenza”
Si ribadisce che sono virus completamente diversi, appartenenti a famiglie di virus diverse.
I virus Influenzali sono degli Othomyxovirus, SARSCoV2 è un Coronavirus, VRS è un Pneumovirus.
Questi sintomi vanno chiamati, per essere più corretti, sintomi SIMILinfluenzali o, per usare termini anglosassoni, sintomi flulike.
Tutti e tre i virus causano infezioni respiratorie con sintomi praticamente indistinguibili basandosi solo sulla clinica, specialmente nelle forme lievi e moderate
I sintomi comuni includono: Febbre e brividi. Tosse. Stanchezza/Spessore (malessere). Mal di gola. Dolori muscolari e mal di testa. Congestione nasale.
Tutti e tre questi virus hanno vie di trasmissione e di contagio molto simili.
La trasmissione avviene principalmente per via aerea, tramite goccioline respiratorie (droplets) e aerosol, quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla, e attraverso il contatto con superfici contaminate.
E tutti e tre tendono a circolare e raggiungere i picchi soprattutto nei mesi freddi (autunno-inverno), anche se il SARSCoV2 (COVID19) puo’ avere picchi epidemici in qualsiasi parte dell’anno.
Tutti e tre i virus possono causare forme gravi, ospedalizzazione e morte, in particolare nei soggetti fragili, tra cui: Anziani, Soggetti con condizioni mediche preesistenti (es. malattie cardiache, polmonari croniche, diabete, immunodepressione), Bambini ( in particolare i neonati per VRS).
L’unico sistema per distinguere l’etiologia davanti ad una forma respiratoria acuta è eseguire un test diagnostico mediante test in biologia molecolare oppure con test antigenici, questi ultimi più facili da ottenere anche in situazioni ambulatoriali e, soprattutto, più rapidi nella risposta.
Durante la stagione “fredda” è , quindi impossibile definire l’esatta natura di una forma respiratori acuta di tipi infettivo, anche perché arrivano quasi sempre altri virus di tipo respiratorio , pur se meno importanti clinicamente e come diffusione, vedi i Rhinovirus, i Metapneumovirus, Adenovirus e tanti altri.
Diciamo che, se durante la stagione “calda” fino a settembre -ottobre inoltrato se avete una sindrome SIMILinfluenzale, è molto probabile che sia COVID e molto poco probabile che sia una Influenza, durante la stagione “fredda” , da novembre a marzo, la causa infettiva più probabile è un virus Influenzale, ma la “scelta” di quale virus sia la vera causa diventa veramente ampia e molto più difficile da determinare.
Per farvi esempi, in allegato vedete i grafici che riportano l’andamento stagione 2024-25 del network di sorveglianza virologica RespirVirNet sui virus respiratori in Italia, da cui potete ricavare quali sono i virus che hanno circolato di più in Italia (tabella 4 i Big Three, tabella 5 gli altri virus). Da segnalare come i virus possono circolare contemporaneamente e possono provocare anche coinfezioni.
Qualcuno si chiederà: ma a cosa serve “sapere” quale virus è la causa di una malattia respiratoria acuta ? La risposta non è facile, ma va vista in più motivazioni.
La prima motivazione è che, attualmente, abbiamo mezzi diagnostici più avanzati e facili da utilizzare per la ricerca dei virus anche in ambiti a bassa “specializzazione”. Una volta, e per una volta intendo fino a 20 anni fa, era praticamente impossibile, nella pratica quotidiana, determinare l’esatta etiologia virale. L’introduzione dei test di biologia molecolare basati sulla PCR ( o altre metodiche simili) ha permesso di estendere la diagnosi anche in laboratori non di ricerca e di alta specializzazione.
Poi c’è stato l’avvento dei test antigenici, con un boom nell’era COVID (ma esistevano anche prima…), ha permesso addirittura di fare test ambulatoriali e casalinghi. Migliori e più diffusi test diagnostici servono a migliorare la sorveglianza epidemiologica e avere miglior chiarezza su quali virus circolano.
Il “sapere” quale virus è implicato puo’ servire per motivi clinico-terapeutici.
Se è vero che molte forme “virali” si risolvono da sole senza particolari farmaci antinfettivi, è altrettanto vero che esistono quote di popolazione in cui un pronto trattamento terapeutico con farmaci antivirali e/o anticorpi monoclonali possono risolvere situazioni difficili, soprattutto in pazienti ad alto rischio in genere ospedalizzati.
Sfugge il perché ci sia così tanta “facilità” (spesso errata) nel somministrare antibiotici per le forme (presunte o reali) batteriche e vi sia così “reticenza” ad utilizzare i, peraltro pochi, farmaci antivirali, quantomeno nei pazienti ad alto rischio.
Non ultimo, esiste una motivazione di “sicurezza” epidemiologica. Sapere di essere infetti con un determinato virus può aiutare a mettere in essere semplici azioni che impediscano il contagio. Questo è importante in ambito ospedaliero o di RSA e altre strutture sanitarie di ricovero e cura, ma anche in ambito domestico e familiare.
Qui si conclude questo lungo excursus sui virus respiratori e sui Big Three con la raccomandazione di vaccinarsi e vaccinare i soggetti a rischio sia clinico che professionale per Influenza e COVID, nell’attesa che anche in Italia venga organizzata una vera campagna vaccinale contro VRS ( I VACCINI CI SONO, PERO’ OCCORRE COMPRARLI E DISTRIBUIRLI…).
